erreabi
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Sliding phones
Ci sono telefonate che ti cambiano la vita.
Senti la vibrazione (che strano: i tuoi amici si lamentano continuamente che non la senti mai!), rispondi distrattamente… e quel “Si?” innesca una serie di eventi che in pochissimi giorni stravolgeranno tutta la tua esistenza, costringendoti (di nuovo) a cambiare casa e città, a cercare nuovi amici, un altro medico… perfino (orrore!) un nuovo parrucchiere, e come sempre a chiederti se ne è valsa la pena, e a risponderti che in fondo non avevi alternative.
Ci sono telefonate che ti cambiano la vita.
Altre volte, invece, è solo uno che ha sbagliato numero.
Piccoli Razzismi Quotidiani (2)
La relatrice è di quelle brave.
Di quelle che ipnotizzano l’aula, e tu che un pochino (molto pochino) fai (vorresti fare) il suo stesso mestiere, pendi dalle sue labbra, prendi mentalmente appunti su ogni gesto, ogni inflessione, ogni esempio.
Naturalmente all’inizio della giornata ha chiesto di interromperla per fare qualunque domanda, e così, ad un certo punto, si alza una mano:
“Mi scusi, ma l’applicabilità di quello che ci sta dicendo – dice il compito professionista seduto accanto a me – varia molto da contesto a contesto…”
Lei (magistralmente!!!) annuisce comprensiva: “Certo, certo!”
“Per esempio – continua il collega- nelle aziende ormai non ci sono più i lavoratori di una volta: tutti della zona, che avevano le stesse abitudini, quasi gli stessi gusti… che sapevi già come prendere insomma!
Ora, insieme alla gente del posto, ci sono meridionali, extra comunitari… c’è di tutto, insomma!”
La relatrice lo ferma subito, garbata e sorridente come tutti vorremmo saper essere: “Non vorrà mettere i meridionali e gli extracomunitari sullo stesso piano, eh!?”
E lui arrossisce appena: ” Certo che no!”, la classe sorride garbatamente, sollevata: mica siamo razzisti noi!
Per favore non chiamatela fatalità
E’ sempre così
Tutti a chiedersi “ma com’è potuto succedere?” per poi subito auto consolarsi con un bel “nessuno avrebbe potuto prevederlo” che fa tanto pacca sulla spalla, fine del minuto di silenzio, ora possiamo tornare a farci i fatti nostri… è chic e non impegna
SI, ma è falso
Qualcuno avrebbe potuto prevederlo, se si fosse dato la pena di guardare, di lasciare collegato il cervello, di cercare di capire se davvero non ci fosse un modo più sicuro di effettuare quell’operazione.
Qualcuno avrebbe potuto immaginare che in un posto dove scoppiano continuamente piccoli incendi (cosa che non dovrebbe succedere) e dove ad un certo punto si smette di ricaricare gli estintori, presto potrebbe arrivare un fuoco che è troppo grosso per quell’estintore troppo scarico?
Qualcuno avrebbe potuto pensare che se ti affacci senza maschera e bombole su una cisterna che non sai esattamente cosa ha contenuto ieri non sai esattamente cosa ti arriverà in faccia.
Almeno finalmente qualcuno ha smesso di chiamarle morti bianche.
Almeno questo.
Da così a così
Capitano quelle mattine che vorresti restare a letto
Capitano, ma ti devi alzare lo stesso, e speri solo che finiscano in fretta
Poi arrivi al lavoro e la giornata è esattamente come sembrava da sotto le coperte, forse un po’ peggio.
Finisce la mattinata e il pranzo della mensa batte tutti i record di immangiabilità (e ci vuole un certo impegno, bisogna riconoscerlo)
Vai a prendere il caffè e sbagli i tempi, per cui ti ritrovi da sola, e tu odi prendere il caffè da sola
Passa uno che ti fa segno di raggiungerlo appena puoi e tu pensi “Ecco, chissà qual’è la prossima grana”
E lui ti dice “Sa, Dottoressa? Volevo ringraziarla perchè il suo corso dell’altro giorno è stato molto interessante, mi avevano sempre detto che dovevo mettere la maschera e usare i guanti, ma ora che ho capito perchè è tutta un’altra cosa”
E all’improvviso sei proprio contenta di esserti alzata, stamattina
Sentimenti Precari
Nell’azienda in cui lavoro mi occupo anche di formazione, e quindi sono tra i primi a incontrare e scambiare qualche parola con i nuovi arrivati; d’estate questo capita spesso, dato che si assumono diversi interinali per coprire le ferie dei dipendenti.
Tra questi, il Sig. Antonio, non più giovanissimo ma ancora tanto, troppo lontano dalla pensione, gli occhi buoni del babbo affettuoso e un gran desiderio di impegnarsi, per capire quello che gli stavo spiegando, per rispondere correttamente alle domande del test di verifica, per scrivere il suo nome sul modulo.



