erreabi
Riflessioni, Commenti & SciocchezzeArchivio per Luoghi Comuni
Ho perso le parole…
“Io se trovassi mio figlio adolescente a letto con una ragazza sarei un po’… sì: orgoglioso… ce lo trovassi con un ragazzo invece…”
“Io lo gonfierei di botte”
“Ma dai, è sempre tuo figlio… e poi… io non ho niente contro i gay, basta che mi lascino in pace”
“Ah! io culattoni e drogati proprio non li sopporto”
Senti queste perle di saggezza
E vorresti fulminarli lì, con una di quelle battute che restano nella storia, che lasciano senza fiato ma insegnano anche qualcosa, se solo chi le sente volesse imparare.
E invece sei talmente annichilita dall’idiozia e dalla violenza di quelle parole che suonano anche così normali e sono invece così cattive che non sai proprio cosa dire.
E nel giro di pochi minuti si sta già parlando d’altro, che tanto erano solo battute da pausa pranzo tra colleghi.
Già: solo battute da pausa pranzo, frasi in libertà tra un commento sul risotto e lo sfottò al collega assillante.
E forse questa normalità è la cosa peggiore.
Sliding phones
Ci sono telefonate che ti cambiano la vita.
Senti la vibrazione (che strano: i tuoi amici si lamentano continuamente che non la senti mai!), rispondi distrattamente… e quel “Si?” innesca una serie di eventi che in pochissimi giorni stravolgeranno tutta la tua esistenza, costringendoti (di nuovo) a cambiare casa e città, a cercare nuovi amici, un altro medico… perfino (orrore!) un nuovo parrucchiere, e come sempre a chiederti se ne è valsa la pena, e a risponderti che in fondo non avevi alternative.
Ci sono telefonate che ti cambiano la vita.
Altre volte, invece, è solo uno che ha sbagliato numero.
Piccoli Razzismi Quotidiani (2)
La relatrice è di quelle brave.
Di quelle che ipnotizzano l’aula, e tu che un pochino (molto pochino) fai (vorresti fare) il suo stesso mestiere, pendi dalle sue labbra, prendi mentalmente appunti su ogni gesto, ogni inflessione, ogni esempio.
Naturalmente all’inizio della giornata ha chiesto di interromperla per fare qualunque domanda, e così, ad un certo punto, si alza una mano:
“Mi scusi, ma l’applicabilità di quello che ci sta dicendo – dice il compito professionista seduto accanto a me – varia molto da contesto a contesto…”
Lei (magistralmente!!!) annuisce comprensiva: “Certo, certo!”
“Per esempio – continua il collega- nelle aziende ormai non ci sono più i lavoratori di una volta: tutti della zona, che avevano le stesse abitudini, quasi gli stessi gusti… che sapevi già come prendere insomma!
Ora, insieme alla gente del posto, ci sono meridionali, extra comunitari… c’è di tutto, insomma!”
La relatrice lo ferma subito, garbata e sorridente come tutti vorremmo saper essere: “Non vorrà mettere i meridionali e gli extracomunitari sullo stesso piano, eh!?”
E lui arrossisce appena: ” Certo che no!”, la classe sorride garbatamente, sollevata: mica siamo razzisti noi!
Piccoli razzismi quotidiani
Eriberto Giuntelli ha una piccola agenzia immobiliare in un piccolo paese del Nord Italia, e vuole proprio concludere quest’affare.
E’ solo un affitto, in fondo, una commissione da poco… ma piuttosto che niente è meglio piuttosto, dicono da queste parti.
Mi accoglie col più smagliante dei sorrisi, e mentre mi accompagna a vedere l’appartamento mi spiega quanto sono stata fortunata a trovare dei padroni di casa così squisiti, così gentili, così… così!
E in effetti la Signora è gentilissima e molto cordiale, mi mette subito a mio agio, ci teneva a conoscermi e a mostrarmi personalmente la bella casetta.
Ci tratteniamo a parlare del più e del meno, e ad un certo punto lei sorridendo mi chiede “Signorina, lei non è italiana, vero?”
Io, che ho la “R moscia” e un accento indefinibile frutto di successive stratificazioni su e giù per l’Italia, sono abituata a sentire le più strane congetture sulle mie origini, e, come se fosse la cosa più normale del mondo (e lo è, infatti), rispondo sorridendo “Si, signora, sono italiana, ma ho girato un po’, quindi ho un accento un po’ “strano”".
Poi lo vedo
Eriberto Giuntelli si è appoggiato al muro ed è sbiancato.
Farfuglia alla signora qualcosa del tipo “Ma… Maria!! Cosa dici!!!!”, poi si gira verso di me e, con tono conciliante, mi rassicura: “La scusi Signorina: sa, non voleva mica offenderla!”
No Eriberto: lei, la Signora, non mi ha affatto offeso.


