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Obiezione alla coscienza (2)

Tanto per non lasciare alcun dubbio sul proprio intento di sostituirsi a chiunque nel decidere per Eluana, la Regione Lombardia, uscendo dal silenzio, ha infine scoperto le carte: nessun dipendente delle strutture sanitarie regionali deve azzardarsi ad applicare quanto ordinato dal giudice.

C’entra fino ad un certo punto, ma è di ieri l’editoriale dell’Osservatore Romano che contesta la morte cerebrale come criterio per sancire la fine della vita. Corre l’obbligo di sottolineare che, nella comunità scientifica, nessuno si accontenta del solo “encefalogramma piatto” (i “Criteri di Harvard” sono almeno 4)

Sarà, ma a me rimane una domanda: se della scienza non ci si può fidare, la magistratura non può fiatare e di testamento biologico non si deve nemmeno parlare, chi lo decide quando la vita finisce?

Giuliano Ferrara?

Obiezione alla coscienza

Forse ispirata anche dall’eroico anestesista paladino della vita che ha cristianamente negato l’anestesia ad una donna sottoposta ad aborto terapeutico, la Regione segue la via burocratica per impedire a Beppino Englaro di rispettare la volontà della figlia.

Nel frattempo, non si registrano adesioni alla proposta di Marina Garaventa di “prendersi un anno sabbatico e offrirlo a Eluana: passare con lei giorni e notti, lavarla, curarle le piaghe, nutrirla, farla evacuare, urinare, girarla nel letto, accarezzarla, parlarle nell’attesa di una risposta che non verrà mai”